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Merope Gaunt

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Merope Gaunt (1907-1926) era una Strega Purosangue


Aspetto

Merope Gaunt era una donna distrutta tanto nell'animo quanto nell' aspetto fisico. Spesso ricurva come per proteggersi, strabica e incurante del suo stato. I suoi capelli erano spenti e color topo, il suo corpo piccolo e pallido.  Merope Gaunt appariva probabilmente molto più trascurata di quello che veramente fosse a causa dello stato in cui era costretta ogni giorno a vivere, a causa della tristezza e dell'eterna disperazione.

Biografia

Merope Gaunt naque il 1 Dicembre del 1907 da Orvoloson Gaunt e una Strega Purosangue della medesima famiglia. Per poter mantenere infatti lo stato purosangue, la famiglia Gaunt era arrivata a sposarsi tra cugini anche di primo grado e fratelli (il che spiegherebbe anche la fragilità corporea di Merope). 

Alla morte della madre, avvenuta per motivi sconusciuti quando Merope era poco più di una bambina, le furie e le isterie del padre si proiettarorono tutte su di lei. Prima ancora che potesse sviluppare a pieno i suoi poteri, Merope fu soggetta ad ansie, oppressioni e disprezzamenti continui. 

Cresciuta alla spalle di Orfin, fratello agli occhi del padre perfetto, finì per non riuscire mai a raggiungere la piena acquisizione dei suoi poteri ne il controllo di tali. Non frequentando Hogwarts, come da usanza nella famiglia (i figli veniva istruiti dai padri), non potè pertanto mai dimostrare di non essere una Maganò e così fu sempre definita, malgrado le sue piccole manifestazioni di magia. 
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Merope negli anni passati accanto a suo marito Tom

In questo stato di disprezzo e desolazione, Merope crebbe riportando anche sulla sua pelle i segni della violenza, trascurandosi e peggiorando notevolmente il suo aspetto.

Un barlume di speranza apparve in Merope quando vide per la prima volta Tom Riddle, il figlio del ricco signore del piccolo paese in cui vivevano (Little Hangleton). Questo era bello e forte, quanto tuttavia irraggiungibile. Esso era infatti babbano di nascita e disprezzava lei e la sua famiglia in modo chiaro e per nulla discreto. La ragazza lo osservò passare a cavallo ogni volta senza avere il coraggio di fare altro se non fissare, sognare ed accettare gli insulti senza mai ribattere. 

Solo quando suo padre e suo fratello furono condotti ad Azkaban nacque in lei la forza di prendere in mano la sua vita. Libera dall'oppressione paterna generò un potentissimo filtro d'amore, riuscendo a conquistare così l'amato babbano Tom. I due si sposarono e tutto sembrò diventare magnifico nella vita di Merope: per la prima volta nella sua vita si sentiva davvero amata, accolta. Ammaliata da tale sogno divenuto realtà, credendo che Tom si fosse ormai davvero innamorato di lei, smise di sottoministrargli la pozione. 

Questo, ripresa coscienza di se, la abbandonò - nonostante fosse incinta - per tornare da Cecilia, la sua vecchia scintilla. 

Non volendo ne potendo tornare dal padre e dal fratello, nel frattempo usciti di prigione, a causa anche del figlio mezzosangue, Merope scappò a Londra alla ricerca di aiuto. Qui visse sotto i ponti nella completa povertà.

Con i soldi ricavati dalla vendita del medaglione di Salazar Serpeverde, tramandato nella famiglia da generazione in generazione, a Magie Sinister, riuscì a ricavare quel tanto per poter vivere pochi mesi. 

Avrebbe sempre potuto utilizzare quella poca magia che era in grado di compiere per sopravvivere. Tuttavia mai decise di farlo: non solo il rifiuto di Tom l'aveva fatta ricrollare in quella depressione che aveva caratterizzato la tutta la sua vita, ma allo stesso tempo rifiutava il suo essere strega, disgustata da quel mondo in cui mai si era sentita accettata. 

Quando si rese conto di non avere più ne soldi ne possibilità di vita, si trascinò con le ultime forze all'orfanatrofio più vicino dove diete alla luce suo figlio che decise di chiamare Tom, come l'amore mai conquistato di cui sperava ereditasse la bellezza, e Orvoloson, come il padre da cui mai era stata accettata. 

Qui morì il 31 Dicembre poche ore dopo il parto, a 19 anni, felice che almeno suo figlio avrebbe potuto avere una vita serena, speranzosa che almeno lui si sarebbe sentito accettato ed amato. 

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